forumarticles Section Audio La Fanzinotheque brochures journaux nouscontacter Acceuil
Home > Other langages / Otros idiomas / Altri idiomi / Andere Sprachen… > In Italiano > L’Onesto Operaio

L’Onesto Operaio

Zo d’Axa

venerdì 1 maggio 2009

Tutte le versioni di questo articolo: [English] [français] [italiano] [Português] [srpskohrvastski]

Verremmo meno al nostro piacere se, dopo aver salutato come si conviene la magistratura e l’esercito, non ci premurassimo d’inchinarci, con tutto il dovuto rispetto, davanti al Popolo.


In mezzo alle rovine e alle vergogne accumulate dalle classi dirigenti, fa bene, per scacciare il disgusto, occuparsi delle classi laboriose.
È l’incorreggibile infiacchimento della massa degli sfruttati a creare la crescente e logica ambizione degli sfruttatori.

I Re della miniera, del carbone e dell’oro avrebbero proprio torto a preoccuparsi. La rassegnazione dei propri servi consacra la loro autorità. La loro potenza non ha nemmeno più bisogno di richiamarsi al diritto divino, quella frottola decorativa; la loro sovranità si legittima attraverso il consenso popolare. Un plebiscito operaio — fatto di adesioni patriottarde, banalità declamatorie e silenziose acquiescenze — assicura l’impero del padronato e il regno della borghesia.

Di quest’opera si riconosce l’artigiano.

Che sia di miniera o di fabbrica, l’Onesto Operaio, questa pecora, ha causato la rogna al gregge.

Un ideale di contropadrone perverte gli istinti del popolo. Il vestito buono della domenica, parlare da politico, votare — è l’aspirazione che sostituisce tutto. L’odioso lavoro quotidiano non risveglia né odio né rancori. Il grande partito dei lavoratori disprezza il fannullone che guadagna male il denaro concesso dal padrone.

Ci si dedica con passione al lavoro.

Si è fieri delle proprie mani callose.

Per quanto le dita siano deformate, il giogo ha fatto di peggio sulle teste: sul cuoio capelluto, con lo strofinio della bardatura, si sono ingrossati i bernoccoli della rassegnazione, della viltà, del rispetto. I vecchi operai vanitosi brandiscono i propri certificati: quarant’anni nella stessa ditta! Li si sente raccontare questo mentre elemosinano pane nei cortili.
— Abbiate pietà, signori e signore, di un vecchio invalido, un bravo operaio, un buon patriota, un vecchio sottufficiale che ha combattuto durante la guerra — Abbiate pietà, signori e signore.

Fa freddo; le finestre restano chiuse. Il vecchio non capisce…
Istruire il popolo! C’è bisogno d’altro? La sua miseria non gli ha insegnato proprio niente. Finché ci saranno ricchi e poveri, questi ultimi si aggiogheranno essi stessi al servizio ordinato. La colonna vertebrale dei lavoratori è abituata alla bardatura. Nel periodo della giovinezza e della forza, sono solo i domestici a non protestare.

L’onore speciale del proletario consiste nell’accettare in blocco tutte le menzogne nel nome delle quali lo si condanna ai lavori forzati: dovere, patria, e così via. E lui accetta, sperando in tal modo di elevarsi fino alla classe borghese. La vittima si fa complice. Lo sventurato parla di bandiera, si batte il petto, si toglie il berretto e sputa in aria:
— Sono un onesto operaio.

Lo sputo gli ricade sempre sul naso.

[stralcio da La Feuille, n. 24 del 15 febbraio 1899. Tr. it. su Machete n. 1, gennaio 2008 ]