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Perché il cielo non ci manchi mai più

venerdì 11 maggio 2018

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aggiornamenti al 10 Maggio : l’avvocato ha visto i compagni, stanno
bene, in cella insieme. Avranno un’udienza di scarcerazione lunedi 13 o martedi 14 Maggio. Chiedono che sia diffuso i loro indirizzi.

Il primo maggio 2019 a Parigi poco prima di mezzogiorno, quattro
compagni (due di nazionalità italiana e due di nazionalità francese)
sono stati arrestati in rue Bichat da degli agenti della Bac (ndt:
Brigade anti-criminalité, agenti in borghese della polizia francese)
come molte altre persone durante quella giornata.
Sono state ritrovate in loro possesso delle “armi” (3 martelli e un
bastone) così come del “materiale di protezione”.
è stata loro contestata la partecipazione a un “groupement en vue de la
préparation de violences” (ndt: qualcosa di simile all’italiana
“radunata sediziosa”), il rifiuto si sottomettersi a operazioni di
“rilievi segnaletici” (DNA), e per tre di loro il rifiuto di
sottomettersi a operazioni di “prelievo esterno” (foto e impronte).

L’avvocato, che difende tutti e quattro compagni, richiede
l’annullamento di tutto il procedimento mettendo in luce il fatto che
gli sbirri non hanno rispettato la procedura, effettuando una
perquisizione fuori dal perimetro della manifestazione senza la presenza
di un ufficiale di polizia giudiziaria (OPJ) e senza flagranza di reato.
Per giustificare quest’ultima cosa, il procuratore, citando uno dei
verbali di arresto (il solo sul quale è indicato) menziona il fatto che
una delle persone avrebbe accelerato il passo alla vista della BAC.
L’avvocato lo interrompe; la corte di cassazione ha già deliberato su
questo punto: accelerare il passo non costituisce in alcun caso
flagranza di reato. A questo il procuratore risponde con un eloquente
balbettio.

Per uscire da questa situazione spinosa (nessuna ragione valida per aver
perquisito i compagni, dunque perquisizione illegittima, dunque
annullamento di tutti i capi di imputazione) il giudice, tenace,
sospende l’udienza, si ritira in consultazione una buona oretta e mezza,
prima di ritornare con una formidabile trovata: la menzione di “martello
nella cintura” su un verbale di perquisizione di uno dei compagni è ora
diventata “un’arma apparente” e quindi una flagranza di reato.
Annullamento respinto.
Quello che mostra questo passaggio è che il giudice ha la completa
possibilità di interpretare le carte a suo piacimento con lo scopo di
rinchiudere quelli che non lo convincono. Il tribunale non giudica dei
fatti, bensì giudica delle persone, dei profili, delle idee, delle
intenzioni, dei ruoli sociali. E siccome il fine giustifica i mezzi, la
menzogna può rivelarsi molto utile.
Da parte sua, il procuratore è un tale rosicone che quasi accusa gli
incriminati di aver mantenuto il silenzio.

Invece, il rifiuto di sottomettersi alle operazioni di rilievi
segnaletici (DNA), così come, per uno di loro, il rifiuto di
sottomettersi a operazioni di “prelievo esterno” (foto e impronte)
cadono per i due compagni italiani a causa della mancata notifica in
italiano del loro stato di fermo nei termini di legge previsti.

A questo punto, l’avvocato fa appello alla decisione del giudice di
perseguire i capi di imputazione. Il processo è rimandato al 23 maggio
2019. Poiché non possono più pronunciarsi sulla questione, questi
maniaci dell’ordine sparano la loro ultima cartuccia, per ripicca, e
sicuramente anche per amarezza, e decidono di pronunciarsi sulle misure
di sicurezza in attesa del processo.
è chiaro: come con altri quel giorno, hanno fame di controllo, di
sbarre, di reclusione, di privazione. In breve, di incarcerazione.

In questa operazione, e nel quadro di cooperazione delle polizie dello
spazio Schengen, la polizia italiana è stata molto rapida a fornire
tutte le informazioni possibili sui “cittadini italiani” sotto forma di
note informative. Le note, non avendo nessuno statuto legale come
potrebbe invece avere una fedina penale, tuttavia pesano enormemente
sulla decisione del giudice.

Dopo che il giudice e il procuratore, che condividono la stessa veste,
hanno usato tutti i loro artifici per impedire la loro liberazione, i
due compagni italiani sono ormai in detenzione provvisoria (DP) nel
carcere di Fleury-Mérogis in attesa del processo, previsto per il 23 di
maggio nel tribunale di Parigi. Gli altri due compagni sono usciti sotto
controllo giudiziario (avendo potuto presentare delle “garanties de
représentation” -ndt: documenti presentati al tribunale che dimostrano
la buona integrazione nel tessuto sociale, il fatto di essere un buon
cittadino, ad esempio contratto di lavoro, d’affitto, iscrizione
all’università etc.- valide agli occhi del magistrato).

è stata immediatamente presentata un’istanza di scarcerazione. Inoltre,
hanno avuto entrambi un foglio di via (OQTF) dalla Francia della durata
di due anni che potrebbe implicare di essere portati in un CRA (ndt:
centre de retention administrative, i cpr francesi) dopo un’eventuale
uscita di prigione. Questo OQTF (obligation de quitter le territoir
francais), così come la decisione di non riconoscere l’annullamento di
tutti i capi d’accusa è stato contestato in appello dall’avvocato
durante il processo (depositando la domanda al cancelliere del tribunale
durante la consultazione dei giudici).
La richiesta di scarcerazione (DML) è cruciale per tutte le persone che
avrebbero voluto produrre delle “garanties de représentation” con lo
scopo di evitare la detenzione preventiva ma che non hanno potuto farlo
per mancanza di conoscenza o di preparazione. Presentare delle garanzie
è una scelta, e sebbene sia criticabile in quanto contribuisce a
dividere gli imputati in base a criteri di integrazione in questa
società che ci urla “cammina o crepa”, è importante poter avere
l’opzione di farla.
Una DML accettata permette di arrivare al proprio processo come persona
libera, cosa che ha molta influenza sulla decisione dei giudici (se
conoscete delle persone in questa situazione, fate loro sapere che
possono parlarne al loro avvocato, anche se escono dalla detenzione
preventiva il giorno del loro processo è un vantaggio enorme).
Nell’aula, quando il giudice annuncia la decisione di incarcerare i
compagni, una compagna ha sputato in direzione del procuratore, una
parte del pubblico ha urlato la propria rabbia ed è uscita in
solidarietà.
è partito un procedimento per oltraggio alla corte.

Se noi condividiamo qui alcuni dettagli precisi del processo è perché
riteniamo che possano essere importanti per tutti i futuri procedimenti
e che potrebbero permettere ad altri di difendersi (se possibile
collettivamente), di richiedere l’annullamento dei capi d’accusa o di
far valere dei vizi di procedura. Questo episodio non è che uno tra
tanti, ma è mettendo in comune le nostre esperienze e i nostri
strumenti di difesa che potremo tenere testa alla giustizia e che
potremo dire loro, dritto in faccia, che non sono che dei buffoni di un
sistema che mantiene vivo il cadavere di questa società marcescente.

Per inviare lettere, testi o disegni ai due compagni arrestati, M. e S.,
potete inviare una mail a souslescrachatsleproc@riseup.net.

per scrivergli direttamente :

Mr MARCO CAVINATO
N° d’écrou 451050 – Bâtiment D5
Maison d’Arrêt de Fleury-Mérogis
7 avenue des Peupliers
91705 FLEURY-MÉROGIS

Mr STEFANO MARRI
N° d’écrou 451049 – Bâtiment D5
Maison d’Arrêt de Fleury-Mérogis
7 avenue des Peupliers
91705 FLEURY-MÉROGIS

Contro tutti gli stati, al di là delle loro frontiere, solidarietà!

Nessuna gabbia potrà mai rinchiudere i nostri sogni di libertà.