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« O gentilshommes, la vie est courte, si nous vivons, nous vivons pour marcher sur la tête des rois. »

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Da Sidi Bouzid a Bab-el-Oued

Contro il regno dello Stato, del potere e dei soldi

sabato 12 giugno 2010

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Dall’inizio dell’anno, nel Maghreb, la miseria guadagna terreno. Il
prezzo dei generi alimentari di prima necessità lievita, il lavoro è
sempre meno, riducendo ancor più l’impietoso spettro dei mezzi di
sopravvivenza per tutti quanti. Ci viene sciorinata la solita vecchia
solfa della “crisi”, facendoci credere che miseria e rivolta siano
fenomeni nuovi causati proprio da essa, mentre sono antichi quanto il
denaro e l’autorità. Sono bastate poche scintille in Tunisia per dare
fuoco alle polveri di una situazione già esplosiva, fino in Algeria.

Sbirri attaccati, edifici amministrativi, licei, dogane, magazzini di
merci, commissariati, concessionarie di automobili, banche e negozi
diventati bersagli, blocchi stradali coordinati. Contrariamente a
quanto ci raccontano il potere ed i giornalisti, queste sommosse non
si limitano a poche categorie immaginarie («giovani», «diplomati»,
«disoccupati», «estremisti») ma si esprimono in modo diffuso e i loro
obiettivi sono chiari.
Davanti a ciò, la risposta dello Stato è altrettanto chiara: in
Tunisia gli sbirri rispondono ai sassi con gli spari dei cecchini,
provocando decine di morti. Anche in Algeria, migliaia di fermi,
torture, arresti e omicidi, mentre piombano le prime condanne e
ancora ne arriveranno.
Come sempre, come dappertutto, la guerra sociale divampa chiedendo a
ciascuno di scegliere il proprio campo.

Le carogne democratiche o religiose si stanno già affrettando a
recuperare queste rivolte a fini politici, reclamando riforme o un
cambio di regime, per dirottare questa collera che si esprime di
fatto contro ogni forma di potere. Preparano già il dopo, cercando di
sostituire il controllo della dittatura col controllo democratico;
ovvero, aggiustando il dominio per renderlo accettabile.
Noi, che viviamo in democrazia, possiamo affermare che anche se nel
quotidiano le condizioni di vita sono meno dure che in dittatura, le
libertà democratiche non ci hanno mai reso liberi. La libertà che
desideriamo è totale e incondizionata.
Ecco perché quest’aria insurrezionale di sottofondo, come in Grecia
dopo il dicembre 2008, o in Francia nel novembre 2005, ci scalda il
cuore.

Ecco perché vogliamo soffiare sulle braci e propagare questa rivolta qui, dappertutto, ora, per sempre.

La rivoluzione deve montare dai tuguri, giacché dall’alto provengono
solo pallottole e botte.

Da Sidi Bouzid a Bab-el-Oued